Controllati ma soli: perché il parental control non ferma l'adescamento

30 ottobre 2026

In breve
  • Nel 2025 la Polizia Postale ha trattato 434 casi di adescamento online di minori e 223 casi di sextortion (il 72% in più dell'anno prima). Più della metà delle vittime ha tra 14 e 17 anni.
  • L'adescamento comincia in un gioco o su un social, ma il danno nasce dopo, in una chat privata e segreta dove nessun controllo arriva.
  • In Italia i genitori più sicuri nel digitale controllano di più i figli, ma non si accorgono di più del loro disagio.
  • Tra 19 Paesi europei, le competenze digitali degli adulti non si associano a ragazzi meno esposti. Il dialogo dei genitori sì, e in modo netto.
  • L'Italia è il terzo Paese su 19 per ragazzi che trovano difficile parlare con i genitori: il nostro punto debole non è la tecnologia, è la conversazione.
  • Secondo me servono meno controlli e più presenza: niente uso da soli prima dei 12 anni, poi dialogo continuo. E genitori, scuola e istituzioni devono lavorarci insieme.

Primavera 2026, Pordenone. Una ragazzina conosce qualcuno su una piattaforma di gioco online. Da lì, secondo la ricostruzione della Questura, la conversazione si sposta su un'app di messaggistica. A far scattare l'indagine non è un filtro e non è un'app di controllo: sono i genitori, che si accorgono che qualcosa non va e denunciano. L'uomo, residente nel Milanese, viene arrestato; in casa gli investigatori avrebbero trovato una grande quantità di materiale pedopornografico.

Non è un caso isolato, e non comincia dove pensiamo. Nel mio articolo precedente avevo raccontato come diamo lo smartphone ai ragazzi, lo blindiamo di regole e filtri, ma quasi nessuno spiega loro come si usa. Questa volta sono andato a vedere cosa succede quando le cose vanno davvero male: l'adescamento online, la sextortion, le immagini intime diffuse senza consenso. E soprattutto se i controlli tecnici, quelli su cui puntiamo di più, servono a fermarli.

L'Italia: cosa dicono i numeri

I casi che emergono

Il dato più solido è quello dei casi trattati dalla Polizia Postale. Nel 2025 sono cresciuti sia l'adescamento sia, soprattutto, la sextortion: il ricatto con immagini intime, ottenute spesso proprio dopo un adescamento.

Casi con vittime minorenni 2022 2023 2024 2025
Adescamento online430353374434
Sextortion132137130223
Diffusione di immagini intime senza consenso34294229

Le vittime sono soprattutto adolescenti. Nel 2025 il 55% dei casi di adescamento riguarda ragazzi tra 14 e 16 anni, e l'87% delle vittime di sextortion ha tra 14 e 17 anni. I casi sotto i 10 anni sono scesi a 17.

Questi però sono solo i casi emersi. Il direttore della Polizia Postale ha spiegato che in Italia il 45% delle indagini parte da una denuncia, mentre negli altri Paesi circa l'85% nasce da segnalazioni. E più della metà dei casi del 2025 (il 55%) è partita dalle segnalazioni del NCMEC, il centro statunitense che raccoglie quelle delle piattaforme. Vuol dire che molto dipende da chi si accorge del problema e lo denuncia. E che una buona parte resta sommersa.

Quel canale, poi, quest'anno è rimasto scoperto per mesi. Il regolamento europeo che permetteva alle piattaforme di cercare volontariamente questi contenuti nei messaggi è scaduto il 3 aprile 2026, senza proroga. A luglio ne è stato approvato uno nuovo, sostanzialmente uguale e valido fino ad aprile 2028, ma non retroattivo: il periodo intermedio non è stato sanato.

Quando si chiede direttamente ai ragazzi, i numeri sono molto più alti:

Come avviene l'adescamento

Il modello più usato dagli studiosi nasce dall'analisi delle chat reali degli adescatori (Rachel O'Connell, 2003). Adattato a quello che descrivono oggi la Polizia Postale e l'associazione Meter, ha sette fasi. Non sempre in quest'ordine: alcuni adescatori ne saltano qualcuna, altri le ripetono. Nel social gaming, secondo un'analisi citata dall'alleanza internazionale WeProtect, si può arrivare a una conversazione ad alto rischio in 45 minuti in media.

Fase Cosa fa l'adescatore Cosa può fare il controllo tecnico Cosa può fare un adulto presente
1. AggancioSi presenta come coetaneo o giocatore esperto in un gioco o su un socialLimitare le chat con sconosciuti, filtrare le app per etàSapere dove gioca il figlio e chi sono gli "amici" nuovi
2. Fiducia e regaliAscolta, capisce, regala valuta di gioco o skinBloccare gli acquisti, non i regali di altri utentiAccorgersi di regali arrivati "da un amico"
3. Valutazione del rischioChiede se i genitori controllano il telefonoNienteAvere insegnato che questa domanda è un segnale d'allarme
4. Spostamento e segretoPorta la chat su WhatsApp, Telegram o Signal; chiede di non dirlo a nessunoQuasi niente: le chat sono cifrateMolto: il segreto è l'arma dell'adescatore
5. SessualizzazioneRichieste sempre più esplicite, a piccoli passiAl massimo un avviso sulle immaginiEssere la persona a cui il figlio chiede "è normale?"
6. RicattoMinaccia di diffondere le immagini, chiede altroNienteUn figlio che sa di non essere punito chiede aiuto subito
7. SilenzioFa leva sulla vergognaPeggiora le cose, se il controllo è vissuto come punizioneDecisivo

La tabella è una mia sintesi, non un dato misurato, ma dice una cosa semplice: gli strumenti tecnici agiscono quasi solo nelle prime due fasi. Il danno nasce dopo, quando la conversazione diventa privata e segreta. Negli Stati Uniti il 65% dei ragazzi ha ricevuto da un contatto conosciuto solo online l'invito a spostarsi su una chat privata (Thorn, 2022). E i gruppi pedocriminali segnalati da Meter nel 2025 erano per il 69% su Signal e per il 22% su Telegram, dove nessun filtro arriva.

C'è poi un dettaglio che la Polizia Postale sottolinea nel suo report: i ragazzi ricattati spesso non parlano perché si vergognano di aver violato le raccomandazioni dei genitori. Se il controllo è vissuto come una punizione, il silenzio aumenta.

Per onestà va detto che sui contenuti i filtri funzionano. Uno studio americano del 2009 (Ybarra e colleghi) ha trovato che un software di controllo sul computer di casa riduceva del 65% le probabilità che un ragazzo vedesse materiale sessuale non voluto. Ma l'adescamento non è un contenuto, è una relazione. E già nel 2008 Sonia Livingstone ed Ellen Helsper avevano trovato che le restrizioni tecniche non riducevano i rischi di contatto, come incontrare dal vivo una persona conosciuta solo in rete. I filtri aiutano sui contenuti, non sui contatti.

Le famiglie italiane: più controllo, non più conoscenza

Le famiglie italiane il telefono lo danno presto: circa 7 ragazzi su 10 lo hanno entro gli 11 anni. Il 55% dei genitori usa un parental control e il 43% geolocalizza i figli (Censis). Ma il 40% dei genitori di quindicenni dice che il figlio usa i dispositivi senza alcuna restrizione (PISA 2025). Il controllo, insomma, c'è a macchia di leopardo.

Mi sono chiesto allora una cosa: i genitori che si sentono più bravi con la tecnologia conoscono meglio i propri figli? PISA 2025 permette di verificarlo, perché fa alcune domande sia al genitore sia al figlio quindicenne della stessa famiglia. Ho diviso i genitori italiani in tre gruppi, in base a quanto si sentono capaci nel digitale, e ho confrontato il terzo meno sicuro con il terzo più sicuro.

PISA 2025, circa 7.000 famiglie italiane Genitori meno sicuri nel digitale Genitori più sicuri
Dicono di controllare cosa fa il figlio con i dispositivi49%64%
Si accorgono che il figlio passa oltre 3 ore al giorno sui social67%63%
Si accorgono che il figlio gioca oltre 3 ore al giorno52%49%
Si accorgono che il figlio va in ansia senza telefono51%53%
Figli con oltre 3 ore al giorno sui social25%24%
Figli che discutono con i genitori di ciò che trovano online57%64%

Le righe sul "si accorgono" riguardano solo i figli che hanno davvero quel comportamento. Le differenze sul riconoscere i social, il gioco e l'ansia, e quella sulle ore di social dei figli, sono così piccole da essere compatibili con il caso.

Il ragionamento è questo:

  1. Più competenza digitale vuol dire più controllo dichiarato: +15 punti.
  2. Ma non più conoscenza del figlio. In tutti i gruppi circa un genitore su due non si accorge che il figlio gioca oltre 3 ore al giorno o che va in ansia senza telefono.
  3. E i figli non stanno diversamente: ore di social e ansia sono uguali nei due gruppi.
  4. Chi dice di controllare non vede di più. Sull'ansia vede addirittura meno: la riconosce il 49% dei genitori che dicono di controllare, contro il 56% di chi non lo fa.

È quella che chiamo l'illusione del controllo: la competenza tecnica si traduce in senso di controllo, non in conoscenza dei figli. Il controllo guarda il dispositivo, mentre il disagio sta nella persona. E l'adescamento, come abbiamo visto, si regge sul segreto e si sposta proprio dove nessun controllo arriva.

L'Italia e l'Europa: la competenza aiuta poco, il dialogo molto

Per capire se è un problema solo italiano ho messo a confronto l'Italia con gli altri 18 Paesi europei dell'indagine EU Kids Online 2026: più di 28.000 ragazzi tra 10 e 16 anni, intervistati tra aprile 2025 e aprile 2026, di cui 2.146 in Italia. Ai dati sui ragazzi ho affiancato quelli Eurostat sulle competenze digitali degli adulti tra 25 e 54 anni, cioè l'età dei genitori.

Ragazzi 10-16 anni Italia Media 19 Paesi Posizione Italia
Trova difficile parlare con i genitori di ciò che lo turba31%22%3ª su 19
Ha ricevuto messaggi sessuali27%23%4ª su 19
Messaggi sessuali arrivati da sconosciuti20%38%ultima
Messaggi sessuali arrivati da amici37%25%2ª su 19
Adulti 25-54 con competenze digitali di base (Eurostat 2025)63%71%14ª su 19

Due cose saltano all'occhio. La prima: in Italia i messaggi sessuali arrivano soprattutto da amici (37%) e dal partner (25%), solo nel 20% dei casi da sconosciuti. Un filtro "anti-sconosciuti" coglie quindi solo una parte del problema. La seconda: il nostro dato peggiore non riguarda la tecnologia, ma il dialogo. Quasi un ragazzo italiano su tre fa fatica a parlare con i genitori di quello che lo turba.

La competenza digitale aiuta, ma poco

Se bastasse saper usare la tecnologia, i Paesi con adulti più competenti dovrebbero avere ragazzi più protetti. I dati dicono di no:

C'è un'eccezione, e va detta con onestà. In Italia i figli dei genitori più competenti discutono un po' più spesso con loro di ciò che trovano online: 64% contro 57%, cioè +7 punti. La competenza serve, quando diventa conversazione.

Il dialogo costante e la presenza diretta contano di più

In sintesi: la competenza digitale sposta gli strumenti, il dialogo sposta i rischi. Il grafico qui sotto lo mostra a colpo d'occhio, e nella sezione "Esplora i dati" in fondo alla pagina trovi tutti i numeri.

Il dialogo si associa a meno rischi, la competenza digitale quasi per nulla

Correlazioni tra 19 Paesi europei. Più lunga la barra, più forte il legame. Oltre la linea arancione la relazione è statisticamente significativa (p < 0,05).

Dialogo dei genitoriCompetenze digitali degli adulti
Dialogo dei genitori e messaggi sessuali ricevuti dai ragazzi
−0,73
Dialogo dei genitori e ragazzi che faticano a parlare con loro
−0,58
Competenze digitali degli adulti e richieste sessuali ai ragazzi
−0,27
Competenze digitali degli adulti e messaggi sessuali ricevuti
−0,14

Fonti: EU Kids Online 2026; Eurostat isoc_sk_dskl_i21 (adulti 25-54 anni, 2025). Elaborazione dell'autore. Sono correlazioni tra Paesi: dicono cosa va insieme, non cosa causa cosa.

Cosa fare – secondo me

Qui i dati lasciano spazio alla mia opinione, da genitore e da docente. La regola, per me, è una sola: presenza, non sorveglianza. Cambia solo la forma con l'età.

Prima dei 12 anni: nessun uso da soli.

Dopo i 12 anni: meno controlli, più dialogo. I social, comunque, non prima dei 13 anni, come dicono le regole.

Esistono i Patti digitali, accordi tra le famiglie di una classe per rimandare insieme lo smartphone. Risolvono un problema reale: nessun genitore regge da solo la paura che il figlio resti escluso. Ma secondo me funzionano solo se non restano un regolamento tra adulti: devono coinvolgere i ragazzi e la scuola, e diventare l'inizio di una conversazione, non un'altra forma di controllo.

Nessuno ce la fa da solo

Nel primo articolo avevo scritto che diamo ai ragazzi uno smartphone blindato, ma li lasciamo soli. Con l'adescamento il quadro è lo stesso, solo più grave: ragazzi pieni di controlli e soli proprio nelle conversazioni che contano.

Per questo non basta che ogni genitore faccia la sua parte, chiuso in casa propria. Servono tre attori che lavorino insieme su due cose: l'educazione digitale, dei genitori quanto dei figli, e la capacità di tenere aperto un dialogo continuo su questi temi.

Se genitori, scuola e istituzioni vanno ognuno per conto suo, ai ragazzi arrivano regole diverse e nessuna conversazione. Se lavorano insieme, parlarne diventa normale, anche e soprattutto quando qualcosa va storto.

I dati, alla fine, dicono una cosa che conosciamo tutti. I figli dei genitori più competenti nel digitale discutono un po' di più con loro di ciò che trovano online. La competenza aiuta quando diventa conversazione, non sorveglianza.

A Pordenone non ha funzionato un filtro. Hanno funzionato due genitori che si sono accorti di qualcosa. La sicurezza dei nostri figli non si installa: si costruisce insieme, parlando.

Esplora i dati

Le schede seguono il percorso dell'articolo: i casi in Italia, l'Italia rispetto all'Europa, competenza o dialogo, le famiglie italiane. Passa sopra una riga per i dettagli; sotto il grafico trovi il metodo e le fonti.

Dati 2022-2026 · Polizia Postale, EU Kids Online, Eurostat, OCSE PISA

Più controlli non vuol dire ragazzi più protetti

I casi di sextortion sui minori crescono, l'Italia è tra i Paesi europei dove i ragazzi parlano meno con i genitori, e le competenze digitali degli adulti si traducono in più controlli, non in meno rischi. Elaborazione su dati della Polizia Postale, EU Kids Online 2026 (19 Paesi), Eurostat e microdati PISA 2025 per l'Italia.

  • +72%casi di sextortion su minori trattati dalla Polizia Postale nel 2025 rispetto al 2024
  • 31%dei ragazzi italiani trova difficile parlare con i genitori di ciò che lo turba (3° Paese su 19)
  • −0,73la correlazione tra dialogo dei genitori e messaggi sessuali ricevuti dai ragazzi, in 19 Paesi

I casi che arrivano alla Polizia Postale

Casi con vittime minorenni trattati dal Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia online (CNCPO).

Adescamento onlineSextortion

Sono casi emersi, non la diffusione reale del fenomeno: in Italia il 45% delle indagini parte da una denuncia. Nel 2025 il 55% dei casi di adescamento riguarda ragazzi di 14-16 anni, l'87% delle vittime di sextortion ha 14-17 anni.

Come sono stati analizzati i dati, passo per passo

  1. Domanda di partenza: i controlli tecnici e le competenze digitali dei genitori proteggono i ragazzi dall'adescamento, o conta di più il dialogo?
  2. Italia: casi della Polizia Postale 2022-2025 e indagini sui ragazzi, classificate per affidabilità.
  3. Europa: dati per Paese di EU Kids Online 2026 (19 Paesi) affiancati alle competenze digitali degli adulti di 25-54 anni (Eurostat 2025).
  4. Correlazioni tra Paesi: coefficiente di Pearson (e di Spearman per gli strumenti tecnici), con prove di robustezza togliendo i Paesi anomali e una correlazione parziale che tiene conto delle competenze.
  5. Famiglie italiane: microdati PISA 2025. Genitori divisi in tre gruppi uguali per autoefficacia digitale (indice PQDIGEFF); percentuali con i pesi campionari e gli 80 pesi di replica previsti dall'OCSE.
  6. Controllo dei risultati: intervalli di confidenza al 95% e prudenza sui risultati isolati quando si fanno molti confronti.

Come leggere i numeri

Correlazione (r)
Va da −1 a +1. Vicino a 0 vuol dire nessuna relazione; −0,73 vuol dire che dove una cosa è più alta l'altra tende chiaramente a essere più bassa.
p < 0,05 (significativo)
Un risultato così difficilmente uscirebbe per caso se la relazione fosse zero. Con 19 Paesi serve una correlazione di almeno 0,46 circa.
Intervallo di confidenza al 95%
La forbice entro cui si trova verosimilmente il valore vero. Se comprende lo zero, la differenza può essere dovuta al caso.
Associazione non è causa
I dati sono raccolti in un solo momento. Un genitore può controllare di più proprio perché il figlio ha già un problema.

Limiti

  • I casi della Polizia Postale sono quelli emersi, non la diffusione reale.
  • Le correlazioni tra Paesi riguardano medie nazionali, non singole famiglie: possono esserci altri fattori in gioco.
  • PISA riguarda i quindicenni e misura social, gioco e ansia, non l'adescamento.
  • Le competenze digitali sono dichiarate o autovalutate, non misurate con un test.

Fonti

Come ho lavorato

Sono partito dalle fonti italiane: i report della Polizia Postale, le indagini di Save the Children, Meter, Telefono Azzurro e i casi di cronaca degli ultimi dodici mesi. Poi ho confrontato l'Italia con gli altri Paesi europei usando i dati per Paese di EU Kids Online 2026 e quelli Eurostat sulle competenze digitali. Infine sono tornato sui microdati PISA 2025, già usati per l'articolo precedente, per verificare se i genitori più competenti nel digitale conoscano meglio i figli. Ho dato a ogni fonte un livello di affidabilità e ho escluso i dati che non reggevano, come quelli sulle "challenge": negli ultimi dodici mesi non ho trovato in Italia un caso in cui una sfida social sia stata accertata come causa di un danno.

Anche questa volta ho lavorato insieme a Claude, l'assistente di intelligenza artificiale di Anthropic: ricerca e verifica delle fonti, analisi statistiche, grafico e bozza della pagina. Le domande, le scelte e la responsabilità di quello che c'è scritto restano mie, come racconto nell'articolo su come uso l'intelligenza artificiale.

Qualche limite da tenere a mente:

Fonti